Roberta Valtorta, L’uomo, la fabbrica, le materie

Il primo elemento a emergere dalle immagini è il fuoco: rosso, arancio, giallo, in forma di fiamma, di scintilla, di dinamiche linee di luce, pura luce, zampilli di fontane incandescenti, macchie chiare, scie. Il fuoco si incarica di coprire completamente l’inquadratura, indicare zone della scena, ricavare forme geometriche dall’ombra, disegnare lo spazio.
Paola Mattioli lo utilizza come segno. Usando la fotografia per raccontare la fabbrica, l’uomo, il lavoro, le materie, lo sceglie come elemento dominante, lo pone al comando di alcune immagini e, laddove non è presente nelle immagini, lo trasforma in filo conduttore del discorso. Come Virgilio, il fuoco ci conduce in questo inferno industriale – luogo inferiore, luogo che sta sotto, come vuole l’etimologia della parola. Il lavoro nell’industria pesante è durissimo, violento sul corpo e sulla mente degli uomini.
Ma in questa inferiorità Paola Mattioli individua un registro narrativo superiore orientato in modo molto preciso: strappare l’immagine della fabbrica e dei suoi lavoratori dallo schema iconografico classico e culturalmente datato, seppur nobile e di importanza storica indiscutibile (l’ambiente della produzione, la catena di montaggio, la documentazione delle fasi del lavoro). Lavora da tempo a una possibile rifondazione dei codici di rappresentazione della fabbrica e del lavoro operaio, per affermare che la fabbrica e i suoi lavoratori non sono spariti dalla nostra contemporaneità, non ha senso che siano cancellati, ma la loro immagine deve esistere, però in modo nuovo e adeguato a ciò che la fotografia è diventata in modo sostanziale: un’arte contemporanea. […]

(estratto da Paola Mattioli, Dalmine, Milano 2008)

Paola Mattioli
è nata a Milano nel 1948. Ha studiato filosofia e si è laureata con una tesi sul linguaggio fotografico. I temi principali del suo lavoro sono il ritratto, l’interrogazione sul vedere, il linguaggio, la differenza femminile, le grandi e le piccole storie (dall’Africa alla fonderia). Ha esposto sue fotografie in numerose mostre personali e collettive. Tra le principali: Immagini del no (1974); Donne allo specchio (1977); Cellophane (1979); Ritratti (1985); Statuine (1987); Ce n’est qu’un début (1998); Trieste dei manicomi (1998); Un lavoro a regola d’arte (2003); Regine d’Africa (2004); Per-turbamenti (2005); Consiglio di Amministrazione (2006); Oltre Lilith (2006); Arte dell’altro mondo (2006); Alfabeti (2007). Tra le sue pubblicazioni: Ungaretti (1972); Ci vediamo mercoledì (1978); Cattivi sentimenti (1991); Donne irritanti (1995); Tre storie (2003); Regine d’Africa (2004); Omaggio a Paci (2006); Fabbrico (2006); Una sottile distanza (2008). Dice del suo lavoro: ”Ho scelto di stare su due piani. Uno narrativo e uno concettuale, in cui tengo conto del mezzo che uso, che a sua volta non può prescindere dal tema del vedere”.

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da qui al sito con le fotografie scattate all’interno dell’Acciaieria Tenaris Dalmine da Paola Mattioli nel 2006.

Tutte le fotografie sono protette da copyright dell’autrice Paola Mattioli e non possono essere riprodotte senza l’autorizzazione preventiva della fotografa.