|
Allego un Comunicato Stampa
dello Sportello Genitori Cgil in merito alla trasformazione in voucher (tessera
acquisti presso negozi convenzionati) degli assegni per l’acquisto dei libri
di testo e delle borse di studio.
Per chi si fosse perso le puntate precedenti, riassumo, di seguito, l’iter
della vicenda che presenta aspetti di particolare gravità sia per la riduzione
dei contributi per il diritto allo studio, sia per le discriminazioni
nei confronti degli alunni che frequentano la scuola pubblica.
1)
La legge 448/1998 (Legge finanziaria 1999, Governo D’Alema, Ministro Pubblica
Istruzione Berlinguer) istituisce il contributo
per l’acquisto dei libri di testo (art. 27) da erogare
attraverso i Comuni sulla base delle condizioni economiche verificate attraverso
l’ISEE.
2) La Legge 62/2000 (“Norme per
la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e
all’istruzione”; Governo D’Alema, Ministro per la Pubblica Istruzione
Berlinguer) istituisce le borse di studio;
il successivo decreto applicativo (D.P.C.M. 14 febbraio 2001, n. 106) che
disciplina le modalità erogative ribadisce che i contributi hanno la forma
delle borse di studio.
3)
La Regione Lombardia, con DGR 6114/2007 istituisce la “Dote
scuola” suddivisa in tre articolazioni:
3.1) “Dote per la permanenza nel sistema
educativo”, riservata agli alunni che frequentano scuole
statali; riassorbe i contributi per i libri di testo e le borse
di studio Legge 62 e si limita a ridistribuire soldi ricevuti dal governo
nazionale in applicazione delle leggi 448/1998 e 62/2000;
3.2) “Dote merito” che
riassorbe le borse di studio per merito scolastico (media 7,5) con un irrisorio
finanziamento regionale (3 milioni di euro); è indirizzata a tutti gli alunni
della scuola statale e non statale;
3.3) “Dote per la libertà di scelta”,
è rivolta esclusivamente agli alunni che frequentano la scuola
privata (paritaria, legalmente riconosciuta, parificata);
riassorbe il precedente “Buono scuola”
e può contare su un consistente finanziamento regionale (46 milioni di euro).
4)
La Regione Lombardia, con il Decreto dirigenziale 3276 del 3 aprile 2008
pubblica il primo bando per l’accesso alle tre forme di dote scuola per l’a.s.
2008/2009 (domanda entro il 30 giugno 2008); il bando, però, si
dimentica dell’anno scolastico 2007/08 per il quale erano stati
precedentemente banditi i provvedimenti per “buono scuola” e “libri di
testo” ma non per le borse di studio
legge 62. Nel bando (Manuale operativo pubblicato sul web della
Regione) è previsto che la sola Dote per
la permanenza nel sistema educativo venga erogata “sotto
forma di titoli di accesso ai servizi (ad esempio: voucher) consegnati
direttamente al beneficiario da parte del Comune di residenza. I titoli di
accesso consentono l’acquisto di beni e servizi presso una rete distributiva
individuata dall’Ente gestore del servizio, selezionato con gara ad evidenza
pubblica.”. Gli importi della Dote per la permanenza nel
sistema educativo sono molto inferiori
alla somma delle precedenti borse di studio legge 62 più i contributi per i
libri di testo (vedi comunicato stampa allegato)
5)
Dopo le proteste sindacali la Regione corre ai ripari e riapre i termini per la
presentazione delle domande, tra l’1 e il 30 settembre. In quel periodo sarà
possibile:
a) modificare o integrare le domande già presentate entro il 30 giugno;
b) presentare nuove domande da parte di chi entro il 30 giugno non l’aveva
fatto;
c) presentare la domanda per la dote a.s.
2007-08.
d) presentare la domanda di integrazione della cifra ricevuta per
il 2008-09 (dote per la permanenza nel sistema educativo) se l'importo è
inferiore di almeno il 10% a quello ricevuto per il 2007/08 (assegno libri +
borsa di studio legge 62)
I punti a) e b) erano già previsti dal bando, la novità è il punto c) che era
stato completamente “dimenticato”. Le domande presentate a settembre, però,
potranno contare solo su eventuali residui dei finanziamenti, quindi nessuna
certezza e nessun diritto esigibile.
Le modalità di presentazione delle domande sono le medesime (solo tramite
internet).
Bergamo, 19 luglio 2008.
(or. amb.)
Comunicato
Stampa 18/07/08
Voucher?
No, grazie!
I
genitori si lamentano della scelta della Regione di trasformare l’erogazione
delle “doti” scolastiche in buoni acquisto presso negozi convenzionati.
Ridotti notevolmente gli importi degli aiuti.
Sono
già numerosi i genitori che hanno interpellato il nostro Sportello per
informazioni sui fondi assegnati con le “doti” scolastiche dalla Regione
Lombardia: “Quando arriveranno? Come verranno erogati?….”
La protesta, quando spieghiamo che si tratterà di una Card (“voucher”) per
l’acquisto di libri e/o materiale di cancelleria e /o di articoli sportivi
presso un elenco di negozi convenzionati, è vibrata e interessanti e
condivisibili le motivazioni. Ne riassumiamo alcune:
INCERTEZZA E SCOMODITÀ
DELLA DOTE
I libri di testo vanno ordinati ora, per averli con sicurezza ad
inizio d’anno scolastico e come si fa a sapere se il negozio prescelto sarà
convenzionato oppure no?
Perché devo rivolgermi ad un negozio specifico, magari lontano da casa e quindi
scomodo? Chi mi dice che il negozio convenzionato sia più conveniente, in
termini di prezzi e sconti, di quelli da me abitualmente prescelti?
POCA TRASPARENZA
Che garanzie ci sono che l’agenzia, deputata dalla Regione a
stabilire le convenzioni con costi per la propria intermediazione che verranno
sottratti al diritto allo studio, sia imparziale e dia a tutte le reti
commerciali la stessa opportunità senza privilegiarne alcuna?
La convenzione stessa potrebbe determinare una sorta di “cartello” fra i
commercianti per prezzi omologati e bloccati, quindi sottratti alla concorrenza
del mercato.
DIMINUZIONE DEL BENEFICIO
Con il vecchio sistema, cumulando borse di studio e assegni per i
libri di testo, le famiglie potevano contare mediamente su 155 euro per le
elementari, 425 per le medie e 502 per le superiori. La nuova “dote” prevede
ora cifre molto inferiori: 120 per le elementari (-22,5%), 220 per le medie
(-48,3%), 320 per le superiori (-36,4%). Come è possibile presentarla come un
passo avanti? È pur vero che la Regione prevede, per coloro che abbiano
ricevuto un contributo inferiore di almeno il 10% a quello dell’anno scorso,
la possibilità, a settembre, rifacendo l’iter e presentando una nuova
domanda, di ottenere un nuovo contributo compensativo, ma il suo importo non è
precisato, non è neppure sicuro essendo legato ad eventuali avanzi e,
soprattutto, esclude le nuove domande che risultano così pesantemente
penalizzate.
IMPOSSIBILITA’ COI VOUCHER DI AFFRONTARE LE
SPESE DI TRASPORTO E MENSA
Il grosso delle spese scolastiche per molte famiglie è legato al
trasporto e alla mensa.
(In proposito ricordiamo un calcolo frutto d’indagine del Coordinamento
Provinciale dei Comitati genitori che nel 2004 quantificava la spesa di
trasporto per studenti delle superiori fra i 200 e gli 800 euro, con una media
fra i 300-400 euro per chi prende un solo mezzo e 500-600 per chi deve prenderne
due per arrivare al proprio istituto. Per un alunno frequentante una mensa
scolastica il costo medio, a piena frequenza, può arrivare ad attestarsi
attorno ai 900 euro e, tanto per fare un esempio, il Comune di Bergamo aveva
potuto dimezzare la spesa alle famiglie meno abbienti grazie a fondi regionali
per il diritto allo studio ora non più disponibili. Non sono poi elencate le
molte spese aggiuntive: contributo “volontario” d’iscrizione per le
superiori dai 60 ai 200 euro, gite ed uscite didattiche, corsi aggiuntivi…).
La modalità del voucher non contempla queste spese né consente di indirizzare
i soldi erogati verso di loro, vincolandone l’utilizzo ai famosi “negozi
convenzionati”.
Tra i più penalizzati gli alunni degli istituti alberghieri (S. Pellegrino e
Nembro) per le cui spese assai elevate (camici, divise, materiali di consumo)
non sapranno che farsene dei voucher regionali.
CAMBIAMENTO DI WELFARE?
Non ultimo, si esprime il disagio di vedersi titolari di una Card che
ha il sapore della “carta dei poveri” e che manifesta pubblicamente le
condizioni del proprio reddito.
Invece che lo stabilirsi di un diritto esigibile, possibilmente allargato e reso
certo, ci troviamo di fronte ad una concessione, ad una erogazione che in
termini d’immagine rende più visibile la Regione, ma che comporta disagi ed
incertezze per le famiglie.
Un’operazione d’immagine su cui gravano anche sospetti di illegittimità. La
Regione, infatti, non ci mette un euro ma si limita a ridistribuire fondi
nazionali stanziati in base ad una legge, la n. 62 del 2000, che parla
esplicitamente di erogazione di borse di studio, modalità erogativa ribadita
anche dal successivo decreto applicativo (D.P.C.M. 14 febbraio 2001, n. 106) che
non lascia dubbi in proposito.
Non si può non rimarcare negativamente, infine, l’evidente disparità di
trattamento nel leggere, tra le nuove modalità, che l’impiego dei voucher è
limitato alle famiglie i cui alunni frequentano la scuola statale mentre per
quelli che frequentano la scuola paritaria continua a restare l’erogazione
sotto forma di assegni.
Pierfranca Longoni
|