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A guardare i
giornali sembrerebbe una (legittima) discussione filosofico-pedagogica sulla
scelta tra un’unica figura docente o una pluralità. Non è così. In
realtà siamo di fronte ad una drastica riduzione dell’offerta formativa nella
scuola elementare.
Ecco, in proposito, il Comunicato Stampa della Cgil di Bergamo.
COMUNICATO
Nel
Decreto Legge approvato dal Governo lo scorso 28 Agosto, oltre alle norme sul
voto di condotta, sul voto al posto dei giudizi nelle scuole medie,
sull’educazione civica e sull’aumento del rapporto alunni per classe, è
stata inserita all’ultimo minuto anche la norma sul maestro unico nella scuola
elementare. In realtà non è una norma sul maestro unico ma sull’orario della
scuola elementare. Da tempo gli insegnanti vengono assegnati alle scuole in base
all’orario di funzionamento e il monte ore complessivo dei maestri è di poco
superiore all’orario delle classi. Avanzano poche ore alla settimana,
impiegate per l’assistenza a mensa o - quando si riesce - per lavori
individualizzati o di piccolo gruppo (informatica, sostegno agli alunni in
difficoltà, approfondimento, laboratorio...). Se il problema è la pluralità
di figure docenti, è bene ricordare che già ora nella nostra provincia, come
nel resto d’Italia, la maggior parte delle scuole prevede, in prima e seconda,
la figura di un maestro “prevalente”. Ma il problema non è la figura del
maestro ma l’orario di funzionamento della scuola.
Nella nostra provincia la quasi totalità delle classi di scuola elementare
funziona ora a 29 o 30 ore, con due rientri pomeridiani. L’imposizione del
maestro unico non consentirebbe più di mantenere questo impianto e
costringerebbe ad un ritorno alle 24 ore antimeridiane, magari accompagnate da
attività aggiuntive pomeridiane pagate direttamente dalle famiglie o dai
Comuni, finanze locali permettendo, e non integrate con la normale
programmazione.
Verrebbe così a cadere anche il lavoro di progettazione in team dei docenti
della primaria (due ore settimanali per raccordare il proprio lavoro in
un’ottica interdisciplinare) che è stato un prezioso strumento di
collaborazione ed auto-aggiornamento e che andrebbe invece esteso alle scuole
secondarie dove spesso gli insegnanti disciplinari entrano in classe senza
minimamente sapere quello che vi viene insegnato nell’ora prima e nell’ora
dopo, con conseguente frantumazione e perdita di senso del sapere agli occhi dei
ragazzi.
Tutta l’attività didattica verrebbe riportata alla lezione frontale con
l’intero gruppo classe non essendo più possibile articolare né laboratori né
recuperi o approfondimenti. Se poi si aggiunge, come stabilisce il decreto, che
le classi dovranno essere numerose, ben si comprende come personalizzazione ed
individualizzazione dei percorsi saranno impossibili.
Il passo indietro, quindi, va ben al di là del ritorno al maestro unico. Si
cancella un modello, ormai consolidato e valutato positivamente a livello
internazionale, basato sulle competenze disciplinari proprio mentre cresce la
domanda di conoscenza e di saperi. Si limita l’autonomia didattica e
organizzativa delle scuole (tutelata dalla Costituzione). Si riduce il tempo
scuola nonostante la diffusa richiesta, in senso opposto, delle famiglie. Si
sferra un attacco pesante al modello della scuola pubblica uguale per tutti,
ricca di opportunità ed inclusiva, per sostituirlo con un modello di scuola
ridotta ai minimi termini e diversificata in base alle possibilità della
famiglia e del contesto in cui si colloca.
L’opposizione della Cgil a queste scelte non potrebbe essere più convinta e
decisa.
Orazio Amboni
(Dipartimento Welfare Cgil Bergamo)
Franca Longoni (Sportello Genitori Cgil Bergamo)
(2 settembre 2008)
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