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ORIOCENTER E DINTORNI
Bresciani, CGIL di
Bergamo: “La crisi dei consumi in Italia non è causata dalla carenza
di servizi distributivi, ma dalla mancanza di reddito da parte dei
cittadini-consumatori”
Sui rischi delle aperture prolungate: “Cannibalizzazione da parte
della grande distribuzione del commercio al dettaglio e
peggioramento delle condizioni di lavoro”
L’intervento
di Luigi Bresciani, segretario generale provinciale della CGIL di
Bergamo, sul prolungamento degli orari di apertura di OrioCenter e
sullo sciopero della scorsa settimana.
“Mi ha
colpito leggere che ben 60 mila cittadini bergamaschi si sono
riversati nei negozi di OrioCenter,
aperto sino alle 24 per acquistare o anche solo passeggiare nei
corridoi del centro commerciale nei primi giorni di saldi. La
liberalizzazione degli orari commerciali e l’iniziativa
dell’ipermercato di aprire sino alle ore 24.00 ha creato grandissime
difficoltà a lavoratrici e lavoratori. Lo sciopero che ne è seguito
non è andato bene, anche perché molte lavoratrici e molti lavoratori
hanno avuto paura, hanno contratti precari, sono sotto ricatto. Non
possiamo certo incolpare loro per lo sciopero mancato! Il problema è
anche nostro se non riusciamo a garantire loro un minimo di tutele e
di sicurezza. D’altra parte le associazioni dei consumatori, anche
quelle vicine al Sindacato, plaudono alla liberalizzazione degli
orari. Questo, è inutile negarlo, apre un bel problema anche per
noi.
Il sindacato delle lavoratrici e dei lavoratori segnala, da tempo,
le grandi criticità connesse alla liberalizzazione selvaggia, ma
senza ottenere risultati. Io credo che occorra innanzitutto
denunciare due mistificazioni: la prima mistificazione da
demolire è che non è vero che la liberalizzazione degli orari fa
crescere i consumi. La crisi dei consumi
in Italia non è data dalla carenza di servizi distributivi, ma dalla
mancanza di reddito da parte dei cittadini-consumatori. Se il
Governo vuole rilanciare i consumi deve diminuire il peso fiscale
sui cittadini-consumatori favorendo l’incremento delle pensioni e
dei salari. Del resto gli stessi
operatori degli ipermercati affermano che, nonostante i continui
prolungamenti di orario, i consumi diminuiscono. La seconda
mistificazione è quella che afferma che la liberalizzazione degli
orari aumenta l’occupazione. Se andiamo a vedere cosa è successo
negli ipermercati, anche bergamaschi, si scopre che il risultato è
stato l’aumento esponenziale delle assunzioni temporanee e part time.
I risultati certi invece saranno:
cannibalizzazione da parte della grande distribuzione del commercio
al dettaglio e dall’altra un peggioramento delle condizioni di
lavoro, in particolare per le donne, nei
grandi centri commerciali e negli ipermercati. Per le lavoratrici
già massacrate da una organizzazione del lavoro fondata su orari
discontinui e turni spezzati, quale conciliazione dei tempi di vita
e di lavoro saranno possibili in questa situazione? Anche la mancata
concertazione con il Sindacato, le Regioni e i Comuni sta già
provocando un grande caos normativo. E poi, per favore, basta dire
“ce lo chiede l’Europa”, perché non è vero: in Francia e in Germania
gli orari commerciali non sono liberalizzati.
Noi continueremo a batterci contro un’idea di consumo che
consideriamo contraria alla dignità e alla condizione di chi lavora,
ma per un’ idea di società dove la vacuità consumistica non circondi
tutta la nostra esistenza e dove si garantisca un buon livello di
qualità della vita attraverso un lavoro stabile e dignitoso”.
Bergamo, lunedì 9 gennaio
2012
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