Una cinquantina i bambini, diciassette i dipendenti che potrebbero perdere il posto
A RISCHIO CHIUSURA L’ASILO NIDO “LEVATI” DI SERIATE
La struttura è gestita da una società di capitali controllata dal Comune

Rischia di chiudere le porte già dal prossimo anno l’asilo nido “Carla Levati” di Seriate, la struttura gestita da una società di capitali interamente controllata dal Comune, la Sanitas Srl. L’amministrazione comunale dovrebbe prendere in esame quest’ipotesi nei prossimi giorni. A denunciare il rischio è Marco Brumana della Funzione Pubblica-CGIL di Bergamo, che sottolinea come “la scelta sarebbe frutto dell’applicazione dell’art. 4 della seconda manovra estiva del Governo Belusconi, articolo confermato, anzi peggiorato, da quanto previsto all’interno del Decreto Liberalizzazioni del Governo Monti”.
La disposizione prevede che gli enti locali prima di affidare a terzi un servizio pubblico di rilevanza economica debbano verificare la possibilità della sua gestione concorrenziale grazie al “mercato”.

“L’asilo nido ‘Carla Levati’ si è sempre distinto per la qualità del servizio e
per la validità e la competenza della prestazione educativa offerta ai suoi piccoli utenti” continua Brumana. “Al momento, complice anche la crisi economica, sono presenti una cinquantina di bambini, mentre diciassette sono i dipendenti il cui posto di lavoro è a rischio. Costi eccessivi, dovuti soprattutto al personale, e disequilibrio economico nella gestione, sono gli ulteriori motivi che sembrano spingere verso la dismissione. Se si considera che il Decreto Liberalizzazioni dovrebbe rappresentare una capitolo consistente dell’operazione Cresci-Italia volta a rilanciare l’economia e ad aumentare l’occupazione, è curioso che uno dei suoi primi effetti sia quello di mettere in discussione altri posti di lavoro e di contribuire allo smantellamento ulteriore del sistema di welfare esistente. Curioso è anche che le amministrazioni che per prime paiono dare applicazione alla citata normativa siano proprio quelle gestite dalla Lega Nord, pur tenacemente avversa al Governo Monti”.

Una vicenda analoga, infatti, sta mettendo a dura prova la gestione dell’asilo nido da parte del Comune di Dalmine.
“Curioso, infine” conclude Brumana, “è il fatto che la citata disciplina non rappresenti nient’altro che la riedizione, peggiorata, dell’art. 23bis del D.L.112/2008, esattamente l’articolo abrogato dal referendum popolare contro la privatizzazione dell’acqua. Per parte nostra, come FP-CGIL, siamo disponibili a discutere di soluzioni, sia strutturali che temporanee, per migliorare la redditività del servizio, ma siamo contrari al fatto  che un servizio pubblico di qualità venga dimesso in favore non si sa di quale alternativa offerta da parte del privato, anche in considerazione del fatto che è tutt’altro che pacifica la qualificazione del servizio di asilo nido quale servizio pubblico di rilevanza economica. A distanza di qualche mese, infine, suonano stonate le dichiarazioni di quella mamma che si lamentava di aver trovato chiuso il nido di Seriate (l’avviso era stato affisso qualche giorno prima) per la partecipazione allo sciopero generale indetto dalla CGIL. Lo sciopero era stato dichiarato esattamente contro l’ennesima manovra del Governo Berlusconi e a difesa dell’occupazione e dei servizi pubblici. Quella mamma faceva notare la ‘posizione lavorativa di chi ha scioperato: tutti assunti a tempo indeterminato con contratto per Enti locali’ definendoli ‘categoria privilegiata’ con ‘posto sicuro e stipendio garantito!’. Ora il rischio per quella mamma è di trovare il nido di suo figlio chiuso tutti i giorni”.

Bergamo, lunedì 20 febbraio 2012