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A leggere il documento “Anno
2010, Occupati e disoccupati”, diffuso dall’ISTAT il 1°
aprile scorso insieme ad una
tabella
di dati, quasi non si direbbe che ci sia stata una crisi
economica. Nonostante le migliaia di licenziamenti (oltre 6mila nelle
liste di mobilità) e le centinaia di chiusure di aziende, il tasso di
disoccupazione registrato dall’ISTAT, per la provincia di Bergamo, non
presenta cambiamenti, è identico a quello del 2009. Il tasso di
occupazione cala di uno 0,6% e il tasso di inattività cresce, analogamente
, di uno 0,6%. Variazioni poco significative e molto lontane
dall’esperienza quotidiana che ci mette di continuo sotto gli occhi crisi
aziendali, elenchi di esuberi, milioni di ore di cassa integrazione.
Il perché di questo divario è presto detto. Per “Occupati” si intendono
tutti coloro “che hanno svolto almeno un’ora di lavoro retribuito” nel
periodo di riferimento. Un dato quindi utile solo a evidenziare le
disoccupazioni di lunga e lunghissima durata e che non dà conto di quanto
è avvenuto nel corso del 2010.
Un dato su cui è necessario un supplemento di riflessione è quello
relativo al lavoro femminile che, ancora una volta, vede Bergamo con un
bassissimo tasso di partecipazione delle donne al lavoro. Il tasso di
inattività femminile si conferma il secondo del Nord Italia, dopo La
Spezia, e agli stessi livelli di numerose province del Sud.
I dati ISTAT mettono, invece, in luce molto bene la drammatica crisi del
settore edilizio che vede un calo del 21% degli occupati e, addirittura,
del 45% per i lavoratori autonomi dell’edilizia (artigiani).
Il “sorpasso” del terziario sul manifatturiero è ormai consolidato. Nei
servizi lavorano 253mila addetti, contro i 206mila dell’industria,
costruzioni comprese.
Purtroppo le tabelle ISTAT non riportano dati provinciali relativi al
lavoro dei giovani, degli stranieri, o alle tipologie contrattuali.
Perdurando la totale afasia della Provincia, che da oltre un anno non ha
più pubblicato un dato, pur disponendo dell’anagrafe dei Centri per
l’Impiego, ci si deve accontentare dei dati di tendenza nazionale o delle
ricerche di Alma Laurea (Università di Bologna) che presentano una
situazione drammatica per quanto riguarda l’occupazione giovanile.
Bergamo, 6 aprile 2011.
(or amb)
[sintesi dei dati analitici provinciali:
file pdf
“sintesi dati istat 2010”]
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