CGIL BERGAMO
Dipartimento Welfare

6 aprile 2011

TRA IL DIRE E IL FARE…
riflessioni su un fatto di cronaca troppo presto archiviato
le parole e i fatti in materia di servizi sociali e aiuto alle famiglie  
 

 
Lo scorso 29 marzo i giornali davano notizia di un’anziana, 78 anni, trovata morta in casa dopo più di 24 ore. A favorire il ritrovamento era stata la sorella, 82 anni, scesa in strada a chiedere aiuto ai passanti. All’arrivo delle forze di polizia si è scoperto che nell’appartamento abitavano tre sorelle “non pienamente autosufficienti” (Eco di Bergamo, 29/03/2011) ed era la 82enne ad accudire le altre due (78 e 79 anni). La 82enne era in stato confusionale, aveva una ferita in testa per una caduta procuratasi probabilmente nel tentativo, non riuscito, di assistere la sorella, a sua volta caduta e ritrovata deceduta sul pavimento. Scrive L’Eco di Bergamo: “i carabinieri hanno svolto un lungo sopralluogo all'interno della casa, dove tra l'altro hanno trovato tutte le tapparelle abbassate e quando hanno tentato di accendere la luce hanno scoperto che mancava la corrente”. Mancava anche il telefono e, abbiamo saputo, non avevano nemmeno il medico di base perché nessuno si era preoccupato del fatto che, dopo l’avviso spedito dall’ASL, nessuno si era fatto vivo agli sportelli del Distretto. Per le tre sorelle, dice l’Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Bergamo, dove il fatto è avvenuto, “non risultano richieste di assistenza”.
Il caso vuole che lo stesso giornale, qualche pagina prima, pubblichi la notizia che Bergamo è al secondo posto in Italia per ricchezza denunciata (dichiarazioni IRPEF). Possono coesistere i due fatti? Non si misura, come dice Bauman, sul pilone più debole la resistenza di un ponte?
Durante gli incontri richiesti da Cgil Cisl Uil al medesimo Assessore ai servizi sociali abbiamo avuto notizia di consistenti tagli al bilancio dell’Assessorato (a seconda del modo di calcolarli, dal 4 al 9%) che costringeranno a ridurre gli interventi del Servizio di Assistenza Domiciliare (SAD) oltre che degli altri servizi e a rivedere la compartecipazione degli utenti alla spesa. E questa è solo la prima puntata. L’anno prossimo arriverà anche l’onda dei tagli nazionali al Fondo Politiche Sociali e al Fondo per la non autosufficienza.
Questo assessorato si sta preparando a lanciare una campagna dal titolo “Bergamo città per la famiglia”. Nel programma del progetto si dicono alcune cose che ci sentiamo ripetere da anni e che il fatto di cronaca riportato dovrebbe invitare, invece, a ripensare. Si dice che è ora di “considerare la famiglia non solo come utente destinatario di interventi, ma anche come soggetto capace di saper identificare i propri bisogni, di definire obiettivi e di sviluppare una progettualità ed una capacità di risposta, dando un contributo sostanziale allo sviluppo di politiche per la famiglia, direttamente o attraverso i propri organi di rappresentanza”. È la teoria, cara alla Regione Lombardia, del Welfare Community, dell’auto-organizzazione sociale attraverso le associazioni famigliari che gestiscono da sole, con i contributi pubblici, i servizi di cui hanno bisogno. Chi la pensa così ha in mente i cittadini capaci di presentarsi allo sportello con idee ben chiare (forse troppo …) su cosa vogliono, i cosiddetti “abili a chiedere”. Ma non esistono solo loro. Anzi, non sono nemmeno la maggioranza e nemmeno la priorità.
Se l’Assessore trovasse il tempo di leggere l’annuario demografico che ogni anno pubblica il Comune di Bergamo, potrebbe scoprire che su 58.000 nuclei familiari, ben 26.000 (44,8%) sono composti da una sola persona, che gli anziani residenti in città sono più di 28.000 e di questi, il 33% (9.308) vivono soli. Altro che riduzione dei servizi, taglio del bilancio e auto-organizzazione delle famiglie.
Con la precedente Amministrazione (Assessore Elena Carnevali) era stato avviato un progetto denominato “Anagrafe fragilità” che, con la collaborazione dell’ASL, dell’Ambito Territoriale, dell’Università (NB: di Bergamo, e non di Parma come per il futuribile progetto “Bergamo città per la famiglia”), delle organizzazioni sindacali e di associazioni del volontariato, aveva iniziato il censimento capillare di tutti i “casi a rischio”. Tra i censiti, si collocavano al livello 4, il massimo grado di allarme, 508 anziani residenti nel comune. Non sappiamo se l’anziana deceduta e le sue sorelle rientrassero tra gli anziani a rischio così individuati, ma sappiamo che se il lavoro non fosse stato accantonato, se il progetto di monitoraggio continuo dei casi a rischio fosse proseguito, le probabilità di assistere meglio i cittadini più deboli e soli sarebbero certamente aumentate, anche senza grosse spese, visto l’aiuto del volontariato e la mobilitazione delle associazioni.
In una città, poi, tra le più ricche d’Italia - e d’Europa - è davvero penoso che le risorse per l’assistenza sociale per i più deboli siano insufficienti e continuamente rimesse in discussione.  Che ci si risparmi, almeno, la retorica sulla “Città per la famiglia”.

Bergamo, 6 aprile 2011.
(or amb)

-----------------

 

 

home page    home page dipartimento welfare