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La richiesta di concordato preventivo della ditta Busi – che aveva in
appalto i lavori per l’impiantistica nel cantiere del Nuovo Ospedale e
aveva un ruolo di primo piano nella cordata che si era assicurato
l’appalto generale dei lavori insieme alla capofila DEC – rischia di
determinare ripercussioni a cascata su altre ditte sub-appaltatrici che
vedono allontanarsi rischiosamente i tempi di pagamento dei lavori già
eseguiti.
Problemi seri per i lavoratori e per le loro famiglie, ma problemi anche
per l’Ospedale. La Busi, infatti, rispondeva in solido per le aziende
sub-appaltatrici e la sua uscita di scena lascia l’Ospedale senza uno
degli interlocutori, il responsabile dell’esecuzione dei lavori di
impiantistica elettrica.
Così il cantiere del Nuovo Ospedale è finito in prima pagina per la terza
volta in pochi giorni: ritardi, errori, maggiori costi per importi molto
rilevanti e ora il rischio di ulteriori nuovi possibili ritardi. La più
importante opera pubblica bergamasca, che doveva rappresentare un esempio
e un modello sotto vari punti di vista (operosità bergamasca, efficienza,
trasparenza e correttezza), rischia di finire sullo stesso piano dei tanti
scandali e sperperi che costano alla collettività anche in termini di
immagine e di fiducia nel ruolo delle istituzioni, e questo nonostante
l’impegno profuso dalle migliaia di lavoratori che a vario livello vi
hanno contribuito col proprio lavoro.
Ma perché è andata così? Si poteva evitare?
Dell’infelice localizzazione si è già detto e ne dovrebbero rispondere,
almeno politicamente, coloro che l’hanno decisa. Ma, nonostante l’acqua
affiorante, la costruzione poteva comunque essere completata correttamente
e nei tempi stabiliti; certo, con costi in più per le opere di
impermeabilizzazione e di staticità che dovevano essere previste da subito
perché le caratteristiche del luogo erano note ed erano state accertate da
preliminari sondaggi geologici. Il progetto vincitore del concorso
prevedeva questi necessari lavori? Se sì, non si capisce perché servano
costi aggiuntivi. Se no, perché ha vinto? Per evitare i sigilli al
cantiere è meglio che un’eventuale inchiesta giudiziaria prenda il via
DOPO il trasferimento e non prima, ma chi col proprio comportamento ha
danneggiato la collettività per importi di milioni di euro, è giusto che
risponda del proprio operato non solo in sede politica.
Bisognerebbe sapere in modo preciso quali sono i motivi di contrasto con
la Regione che hanno fatto perdere il posto all’ex direttore Bonometti,
dopo la famosa intervista al TG1: si dice che i contrasti fossero su chi
deve pagare i maggiori costi: è vero? Con lo stanziamento degli 80 milioni
di euro la Regione ha deciso che è la collettività che se ne deve fare
carico, ma è giusto che sia così?
Eppure le premesse per fare le cose presto e bene c’erano tutte:
finanziamenti certi, un accordo di programma preciso, un atteggiamento
collaborativo delle varie istituzioni (ASL, organizzazioni sindacali,
altri enti coinvolti) un contesto territoriale dei più favorevoli: infatti
siamo uno dei territori economicamente più sviluppati d’Europa, con
migliaia di aziende artigiane e oltre 50mila addetti all’edilizia. Il
forte ribasso nella gara d’appalto (-23% sul prezzo base) ha determinato,
invece, la corsa, nei sub appalti, a cercare imprese marginali,
addirittura arrivavano impiantisti in aereo dai paesi dell’est per lavori
di pochi giorni, pagati con salari di riferimento rumeno o bulgaro. I
ritardi nei pagamenti hanno causato seri problemi a molte aziende e ora,
si è visto, anche ad una delle capofila, la Busi. Eppure l’amministrazione
pubblica avrebbe dovuto dare il buon esempio, specie in questo delicato
settore degli appalti.
La Lega Nord, che amministra al massimo livello la sanità in Lombardia
ininterrottamente dal 2005 non ha nulla da dire? Non pensa che sia il caso
di assicurare che non ci saranno altri ritardi? Non trova il tempo per
spiegare ai cittadini bergamaschi e lombardi come mai questa importante
opera segue lo stesso copione delle opere pubbliche inquinate da
corruzione e malaffare tanto deprecate se avvengono in altre regioni
d’Italia? E qui non ce la si può cavare invocando la secessione. Alla
testa del progetto c’è Infrastrutture Lombarde SpA, una società
controllata al 100% dalla Regione e gestita da fedelissimi. Ma forse sta
proprio qui il problema.
Bergamo, 3 ottobre 2011.
(or amb) |