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Ha creato un certo allarme la riorganizzazione dei servizi di pronto
soccorso e 118 soprattutto perché piovuta nei territori senza
alcun coinvolgimento degli Enti Locali e del vasto mondo associativo del
volontariato. Come al solito la Regione procede in modo centralistico e
poco partecipativo, nonostante l'esibita retorica sulla sussidiarietà.
Eppure stavolta la Regione avrebbe avuto tutto da guadagnare nel
promuovere e pubblicizzare una riforma che, se sarà applicata
correttamente, potrà produrre effetti positivi sul sistema dell'emergenza
urgenza.
Un sistema difficile da riorganizzare perché fortemente condizionato dal
distorto sviluppo di questi anni che ha concentrato in città e negli
immediati dintorni le più importanti strutture di emergenza urgenza
e lasciato interi territori con livelli assistenziali meno strutturati o
assenti e con una rete stradale che rende difficoltosi gli
spostamenti urgenti per una parte ancora rilevante della
provincia.
I provvedimenti in corso di attuazione suddividono il territorio in zone
più ampie che non le singole province e con forte coordinamento
interprovinciale: in questo modo potrebbero uscire da una condizione di
marginalità le zone periferiche e di confine (come, ad esempio, il basso
Sebino o l’estremo margine orientale dell’Isola).
Con la riorganizzazione proposta saranno maggiormente medici e infermieri
a recarsi presso le emergenze, anche con l'aiuto di tecnologie innovative
e con l'obiettivo della tempestività.
Un'organizzazione che dovrebbe assicurare livelli assistenziali più
elevati che non strutture di esigue dimensioni, con poca tecnologia, senza
il sostegno di équipe specialistiche, abbandonate di fatto a se stesse.
Naturalmente questi sono i propositi e gli obiettivi e sarà necessario
controllare che davvero le cose vadano come ci si propone, per questo Enti
Locali e realtà territoriali dovranno trovare, con AREU e Ospedali,
periodici momenti di monitoraggio e verifica.
Se si fanno passi avanti per le emergenze più gravi, resta però il
problema dell’assistenza tempestiva ad emergenze certamente meno gravi ma
comunque bisognose di risposta come ferite di media gravità, piccoli
infortuni sul lavoro, traumi domestici: emergenze per le quali se non si
può certo pensare all’intervento dell’auto medicalizzata non si possono
nemmeno accettare come ordinaria normalità i 40-60 minuti di viaggio da
Sarnico a Bergamo o 30-40 verso Iseo.
Un problema cui va trovata una soluzione, anche per non far gravare sui
codici rossi le situazioni comunque urgenti ma di minor gravità.
Bergamo,
16 settembre 2011.
Orazio Amboni (Dipartimento Welfare Cgil Bergamo, d’intesa
con CGIL COMPRENSORIO VALLE CAMONICA SEBINO) |