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Con la DGR 2057 del 28 luglio (pubblicata nel BURL n. 31 del
2 agosto 2011, reperibile sul sito web della Regione Lombardia) sono state
adottate misure di taglio della spesa conseguenti ai minori trasferimenti
dello Stato. Oltre ad una lunga e complessa revisione della codificazione
DRG, è stata introdotta una riduzione dell’1% delle quote a
contratto per i ricoveri e del 4% per la specialistica ambulatoriale,
misure che, specie negli ultimi mesi dell’anno possono causare disagi e
prolungamento delle liste d’attesa.
Sono stati introdotti dei tetti anche per le attività prima
considerate “extra-budget” (dialisi, radioterapia, interventi per
malattie oncologiche …); in caso di superamento della spesa 2010 saranno
introdotte regressioni tariffarie; la messa fuori budget (quindi pagate
comunque e non soggette a tetto) di queste prestazioni era stata da tutti
salutata come una scelta civile di grande sensibilità verso i malati più
gravi che ora, invece, rischiano di subire le conseguenze delle politiche
di risparmio, al pari di prestazioni certamente meno urgenti e
indispensabili.
La stessa cosa avviene per la remunerazione tariffaria dei ricoveri
da fuori regione che, dal 1° luglio 2011, saranno pagati non più
con le tariffe DRG regionali ma con la più bassa “Tariffa Unica
Convenzionale” (TUC). Sull’argomento ha aperto le ostilità l’AIOP,
associazione dell’ospedalità privata, con ripetuti interventi sul Corriere
della Sera (vedi link in calce); nessuna voce, finora si è sentita dall’ospedalità
pubblica nonostante questa accolga la maggioranza dei ricoveri da fuori
regione. Ma va detto che sarebbe meglio uscire dalla genericità e
distinguere tra prestazione e prestazione. La mobilità attiva
interregionale, presentata sia dall’AIOP (anche in un recente
convegno a Bergamo) che dalla Regione come un indicatore di qualità
e successo della sanità lombarda, e per questo incentivata e
favorita, non sempre è un fatto positivo. Per alcune prestazioni di
altissima complessità, che richiedono alta specializzazione del personale
e tecnologia d’avanguardia, può essere un bene evitare la proliferazione
dei punti di offerta per concentrarli, invece, in poche strutture a
livello nazionale. Per interventi più di routine è tutto da dimostrare che
sia un bene favorire la mobilità dei pazienti da una parte all’altra
dell’Italia. Meglio sarebbe porsi l’obiettivo, anche con l’aiuto delle
strutture d’avanguardia (sia pubbliche che private), di far crescere
competenze e punti di offerta di qualità in ogni regione.
Come è stato rilevato nel recente convegno AIOP di Bergamo (16 febbraio
2011), il 3,2% dei ricoveri bergamaschi sono da fuori regione;
di questi il 54% è accolto negli ospedali pubblici e il 46% in
quelli privati. Una parte rilevante di questi ricoveri si
posiziona nell’area dell’alta complessità (oltre il 30%).
La delibera di luglio, con la riduzione del rimborso, colpisce
indifferentemente tutti i tipi di intervento, mentre sarebbe stato più
equo disincentivare quelli a bassa complessità, facilmente eseguibili in
ogni regione.
Bergamo, 22 settembre 2011.
(or amb)
Link articoli sul Corriere
della Sera:
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del 21 settembre 2011
-
del 22 settembre 2011.
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