CGIL BERGAMO
Dipartimento Welfare

9 agosto 2011

CREG:PARTE IL BANDO PER LA SELEZIONE DI CHI GESTIRÀ L’ASSISTENZA AI MALATI CRONICI
la creazione di una struttura di “Provider” imposta dalle regole regionali aumenta i costi, complica anziché semplificare, espropria i medici dal rapporto col paziente e non è esente da rischi più gravi
in provincia di Bergamo ha aderito il 64% dei MMG
 

 
I CREG (nuova modalità di presa in carico dei malati cronici) stanno per passare dalla fase della progettazione a quella del concreto avvio. L’ASL ha pubblicato la delibera (783 del 19 Luglio) con la quale si bandisce un “Avviso Pubblico per l’affidamento del servizio sperimentale di gestione dei CREG (Chronic Related Group)”.
Fin dall’inizio abbiamo sostenuto questo progetto nella speranza che si rivelasse utile per assicurare ai malati cronici una assistenza più continua e adeguata. Per questo abbiamo condiviso con l’ASL il principio che bisognasse investire sui medici di base (MMG) responsabilizzandoli e rafforzando il loro rapporto col paziente, escludendo la proliferazione di nuovi soggetti intermediatori cui i pazienti dovessero rapportarsi per accedere alle cure.
Le concrete modalità con cui prende il via il progetto, però, raffreddano gli entusiasmi e inducono a maggior cautela. La Regione prevede, infatti (DGR 1479 del 30/03/2011, DDG 4383 del 16/05/2011), che il rapporto col paziente non sia direttamente e costantemente mantenuto dal medico ma da un “Provider” che:
- operi su una area territoriale che come minimo sia rappresentata dal Distretto,
- sia aperto “almeno h12 (8-20)/365 giorni” (un orario così serve per un ambulatorio, ma non per un servizio di case manager sul paziente cronico!),
- sia dotato di un “coordinatore medico” e di personale “tecnico-sanitario dedicato”.
Insomma, una vera e propria unità d’offerta in più. Non una semplificazione ma una complicazione nella rete di assistenza. Una complicazione che può ulteriormente articolarsi perché “non è richiesto che i soggetti eroghino direttamente le prestazioni previste dal piano individuale ma sono comunque responsabili che le stesse siano effettuate secondo le modalità qualitative e quantitative previste”; pertanto è possibile che il “Provider” si avvalga di ulteriori soggetti delegati.
In prima battuta il bando dell’ASL riserva ai Medici di Medicina Generale la possibilità di concorrere al ruolo di Provider. Se non dovessero partecipare o dovessero partecipare in misura insufficiente, ecco che le porte si aprirebbero a tutti gli altri soggetti: “ONLUS, Fondazioni, Aziende Ospedaliere, Strutture sanitarie accreditate e a contratto sia intra che extra ospedaliere …”. Ma questa è un’ipotesi che probabilmente non è destinata ad avverarsi perché i medici che hanno aderito al progetto sostenuto dall’Ordine e dalla FIMMG sono 458 (su un totale di 712, quindi il 64%). Se a Milano l’Ordine dei Medici all’unanimità ha bocciato l’adesione ai CREG, a Bergamo è prevalso un atteggiamento più pragmatico dettato soprattutto dal timore di venir espropriati, in caso di rifiuto, da un ruolo centrale nei percorsi di assistenza e cura dei pazienti. Ciò ha spinto i medici (ma più di uno su tre non ha aderito) a costituire un’apposita società che parteciperà al bando e che gestirà poi l’attività.
Sarebbe stato più opportuno puntare sulle forme associative dei medici, favorire la crescita delle forme più evolute di associazione che prevedono personale infermieristico in comune, studio associato, prolungamento dell’orario di apertura e ampliamento delle prestazioni assistenziali fornite (fino al nodo più complesso, l’Ospedale di Comunità, troppo presto lasciato cadere). Oggi solo il 27% dei medici è organizzato in forme associative “in gruppo” coprendo meno di un terzo della popolazione, e oggi meno del 20% dei medici si avvale di un infermiere in studio (18,9%).
Altro che “Provider”, la strada giusta avrebbe dovuto essere questa e sarebbe dovuta passare anche attraverso un maggiore coinvolgimento dei medici e delle loro organizzazioni sindacali. Invece le norme applicative sono piovute dall’alto senza confronto con i diretti interessati.
Il pilastro dei MMG non può restare fermo e immutabile, va favorita una sua evoluzione verso una maggior capacità di rispondere ai bisogni di salute. La costituzione in una società di gestione del ruolo di “Provider”, richiesta dalla Regione, non va in questa direzione, non semplifica la rete assistenziale, anzi la complica, ha dei costi (in un momento di crisi e difficoltà!), non amplia la professionalità dei medici, anzi li burocratizza ulteriormente, non facilita i rapporti con le strutture ospedaliere e ambulatoriali e, probabilmente, non riuscirà neppure a raggiungere lo scopo di un contenimento della spesa. Questo modello organizzativo deriva dalla “sperimentazione” della “DOTE SANITARIA” avviata due anni fa anche nella nostra ASL, ma di cui non si è saputo più nulla. Ora, dopo una sperimentazione senza verifica un’altra sperimentazione della cui verifica non sono chiariti tempi e modalità e neppure sono chiari i possibili rischi per i pazienti cronici. Poiché, infatti, il compenso per il “Provider” è calcolato su valori medi standard (DDG 4383) c’è con tutta evidenza il rischio che su tali livelli standard si adeguino le prestazioni assistenziali, con inutile e forse dannoso incremento di cure per chi sta meglio e un abbassamento per chi sta peggio.

Bergamo, 9 agosto 2011.
(or amb)

 

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