CGIL BERGAMO
Dipartimento Welfare

29 novembre 2010

Un bilancio dell’attività di prevenzione all’ ASL di Bergamo
Un recente convegno e il “Rapporto annuale” del Dipartimento di Prevenzione forniscono dati utili per tracciare un bilancio dello stato di salute nella nostra provincia
Confermato il sottofinanziamento del settore


L’ASL ha presentato, in un recente convegno, un’analisi delle possibili convergenze tra la situazione bergamasca e le linee di indirizzo del nuovo Piano Socio Sanitario Regionale. Ne è uscito un quadro di sostanziale omogeneità della nostra provincia con lo stato di salute della Lombardia: alta incidenza dei tumori, allungamento della vita media, alto costo delle cure per malati cronici. Gli indirizzi proposti dal PSSR, almeno per il settore della prevenzione, paiono essere già in parte anticipati nell’esperienza avviata sul nostro territorio (semplificazione amministrativa, educazione sanitaria e miglioramento degli stili di vita, diagnosi precoce delle malattie neoplastiche).

Ma forse i convegni come questo, e come gli altri attesi nei prossimi giorni, soffrono troppo della vicina scadenza delle nomine e della conseguente necessità di auto promuoversi agli occhi dell’assessorato regionale col rischio di far passare in secondo piano gli elementi di criticità o comunque gli aspetti più problematici sui quali varrebbe invece la pena di soffermarsi, non per ragioni polemiche ma per individuare risposte.

A proposito di prevenzione, pertanto, potrebbe essere più proficuo sfogliare il recente report annuale diffuso dal Dipartimento (“Rapporto sui risultati delle attività di prevenzione collettiva e di promozione della salute con evidenza dei guadagni di salute” Anno 2009). Il rapporto dà il quadro analitico di tutte le complesse attività del Dipartimento e conferma, con una serie articolata di dati, l’immagine di una struttura efficiente e bene organizzata, a tutela della salute pubblica.
Vale però la pena di soffermarsi più sugli elementi critici che sulle positive conferme. Un primo dato di rilievo è che un terzo (33%) delle attività controllate ha evidenziato “non conformità che hanno dato luogo ad interventi correttivi”. Cioè, secondo l’avviata prassi di “semplificazione amministrativa”, la DIAP (Dichiarazione di inizio attività produttiva) ha sostituito una serie di autorizzazioni e nulla osta igienico sanitari in passato obbligatoriamente previsti. Il Dipartimento ha controllato il 20% delle attività soggette a DIAP (612 su 2843, con priorità per quelle a più elevato rischio) rilevando 202 casi che hanno richiesto interventi correttivi. Se nel rimanente 80% dei casi la percentuale di non conformità dovesse essere analoga, c’è di che non essere tranquilli. Per questo, anche durante il Convegno, abbiamo invitato ad essere molto prudenti sulla strada della “semplificazione”, evitando di cancellare frettolosamente controlli e adempimenti messi in passato, a garanzia della salute di tutti.

Nella parte del Rapporto in cui si relaziona sulle vaccinazioni e le malattie infettive, va positivamente sottolineato il coinvolgimento di associazioni, volontariato e mediatori culturali per facilitare il successo dell’attività presso gli immigrati residenti. Una criticità è rappresentata dall’aumento dei casi di malaria acquisita da immigrati extracomunitari che rientrano temporaneamente al loro paese senza precauzioni. Da qui l’importanza degli interventi di facilitazione messi in atto dai mediatori.

Un altro dato critico – di cui si parla forse troppo poco – riguarda i 69 nuovi casi di tumore di cui è possibile ricondurre la causa ad una esposizione professionale. Il Rapporto riporta i dati dal 2004 al 2009, con un’evidente crescita dei tumori di origine professionale.

Nel corso dell’anno sono state ispezionate 975 aziende di ristorazione, di queste ben il 34% (328) ha ricevuto prescrizioni di adeguamento per carenze igienico sanitarie. Va assai meglio, invece, nel settore della ristorazione scolastica (64.800 pasti al giorno): è stato ispezionato il 70% delle mense e le uniche criticità rilevate sono relative alla gestione dei pasti per celiaci (possibilità di contaminazioni crociate; i soggetti con intolleranza al glutine sono andati aumentando negli ultimi anni e rappresentano ora il 6% del totale, mentre sono diminuiti dal 2,2% all’1,5% i casi di allergie alimentari).

Va infine evidenziato anche il caso dell’elevata percentuale (27%) di impianti termici risultati non conformi ai controlli (rilevazione di CO).

A tutte queste attività il Dipartimento ha fatto fronte con una dotazione di personale diminuita rispetto al passato: dalle 249,45 unità equivalenti a tempo pieno del 2007, si è scesi alle 240,15 del dicembre 2009. Sono pertanto pienamente giustificate le richieste sindacali di un adeguamento della dotazione organica recentemente avanzate alla Direzione Generale dell’ASL, tanto più che, sempre dal Rapporto, si evince che la spesa complessiva per la prevenzione è attestata, nella nostra provincia, al 4%, mentre dovrebbe essere il 5%.

Bergamo, 29 novembre 2010.
(Or. Amb.)

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