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L’ASL ha presentato, in un recente convegno, un’analisi delle possibili
convergenze tra la situazione bergamasca e le linee di indirizzo del nuovo
Piano Socio Sanitario Regionale. Ne è uscito un quadro di sostanziale
omogeneità della nostra provincia con lo stato di salute della Lombardia:
alta incidenza dei tumori, allungamento della vita media, alto costo delle
cure per malati cronici. Gli indirizzi proposti dal PSSR, almeno per il
settore della prevenzione, paiono essere già in parte anticipati
nell’esperienza avviata sul nostro territorio (semplificazione
amministrativa, educazione sanitaria e miglioramento degli stili di vita,
diagnosi precoce delle malattie neoplastiche).
Ma forse i convegni come questo, e come gli altri attesi nei prossimi
giorni, soffrono troppo della vicina scadenza delle nomine e della
conseguente necessità di auto promuoversi agli occhi dell’assessorato
regionale col rischio di far passare in secondo piano gli elementi di
criticità o comunque gli aspetti più problematici sui quali varrebbe
invece la pena di soffermarsi, non per ragioni polemiche ma per
individuare risposte.
A proposito di prevenzione, pertanto, potrebbe essere più proficuo
sfogliare il recente report annuale diffuso dal Dipartimento (“Rapporto
sui risultati delle attività di prevenzione collettiva e di promozione
della salute con evidenza dei guadagni di salute” Anno 2009).
Il rapporto dà il quadro analitico di tutte le complesse attività del
Dipartimento e conferma, con una serie articolata di dati, l’immagine di
una struttura efficiente e bene organizzata, a tutela della salute
pubblica.
Vale però la pena di soffermarsi più sugli elementi critici che sulle
positive conferme. Un primo dato di rilievo è che un terzo (33%) delle
attività controllate ha evidenziato “non conformità che hanno dato luogo
ad interventi correttivi”. Cioè, secondo l’avviata prassi di
“semplificazione amministrativa”, la DIAP (Dichiarazione di inizio
attività produttiva) ha sostituito una serie di autorizzazioni e nulla
osta igienico sanitari in passato obbligatoriamente previsti. Il
Dipartimento ha controllato il 20% delle attività soggette a DIAP (612 su
2843, con priorità per quelle a più elevato rischio) rilevando 202 casi
che hanno richiesto interventi correttivi. Se nel rimanente 80% dei casi
la percentuale di non conformità dovesse essere analoga, c’è di che non
essere tranquilli. Per questo, anche durante il Convegno, abbiamo invitato
ad essere molto prudenti sulla strada della “semplificazione”, evitando di
cancellare frettolosamente controlli e adempimenti messi in passato, a
garanzia della salute di tutti.
Nella parte del Rapporto in cui si relaziona sulle vaccinazioni e le
malattie infettive, va positivamente sottolineato il coinvolgimento di
associazioni, volontariato e mediatori culturali per facilitare il
successo dell’attività presso gli immigrati residenti. Una criticità è
rappresentata dall’aumento dei casi di malaria acquisita da immigrati
extracomunitari che rientrano temporaneamente al loro paese senza
precauzioni. Da qui l’importanza degli interventi di facilitazione messi
in atto dai mediatori.
Un altro dato critico – di cui si parla forse troppo poco – riguarda i 69
nuovi casi di tumore di cui è possibile ricondurre la causa ad una
esposizione professionale. Il Rapporto riporta i dati dal 2004 al 2009,
con un’evidente crescita dei tumori di origine professionale.
Nel corso dell’anno sono state ispezionate 975 aziende di ristorazione, di
queste ben il 34% (328) ha ricevuto prescrizioni di adeguamento per
carenze igienico sanitarie. Va assai meglio, invece, nel settore della
ristorazione scolastica (64.800 pasti al giorno): è stato ispezionato il
70% delle mense e le uniche criticità rilevate sono relative alla gestione
dei pasti per celiaci (possibilità di contaminazioni crociate; i soggetti
con intolleranza al glutine sono andati aumentando negli ultimi anni e
rappresentano ora il 6% del totale, mentre sono diminuiti dal 2,2%
all’1,5% i casi di allergie alimentari).
Va infine evidenziato anche il caso dell’elevata percentuale (27%) di
impianti termici risultati non conformi ai controlli (rilevazione di CO).
A tutte queste attività il Dipartimento ha fatto fronte con una dotazione
di personale diminuita rispetto al passato: dalle 249,45 unità equivalenti
a tempo pieno del 2007, si è scesi alle 240,15 del dicembre 2009. Sono
pertanto pienamente giustificate le richieste sindacali di un adeguamento
della dotazione organica recentemente avanzate alla Direzione Generale
dell’ASL, tanto più che, sempre dal Rapporto, si evince che la spesa
complessiva per la prevenzione è attestata, nella nostra provincia, al 4%,
mentre dovrebbe essere il 5%.
Bergamo, 29 novembre 2010.
(Or. Amb.) |