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CGIL
BERGAMO |
22 agosto 2007 |
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La Regione riduce del 7,45% le risorse per i servizi sociali Per
la provincia di Bergamo la riduzione è di oltre il 20%
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La Regione Lombardia (DGR 5223 del 2 agosto 07) ha ripartito tra i comuni le risorse 2007 del Fondo Regionale Politiche Sociali, cioè le risorse con le quali i Comuni, singoli o associati negli Ambiti Distrettuali, fanno funzionare servizi come gli asili nido, l’assistenza domiciliare ai minori, ai disabili, agli anziani non autosufficienti, i centri ricreativi estivi, le comunità alloggio... insomma tutta la rete dei servizi sociali sul territorio. Lo scorso anno furono stanziati circa 90 milioni di euro, quest’anno circa 83 milioni, un calo del 7,45% che metterà in seria difficoltà molti comuni.
Per la provincia di Bergamo la riduzione è assai maggiore, si è passati da quasi 9 milioni di euro (8.988.433) a poco più di 7 milioni (7.129.968) con un calo di oltre il 20% (-1.858.465). I Comuni, cioè, dovranno far funzionare gli stessi servizi con oltre un quinto di risorse in meno. Facile pensare che non tutti ce la faranno e che, se si vorranno mantenere in vita servizi essenziali per l’integrazione dei più deboli o per l’educazione e la cura, si dovrà sostanziosamente mettere mano alle rette e alla compartecipazione degli utenti, cosa non sempre facile né equa, specie per gli interventi di contrasto all’esclusione sociale e alle povertà vecchie e nuove.
Il trattamento particolarmente punitivo riservato alla nostra provincia è dovuto solo in parte alla riduzione dei fondi regionali, per altra parte il taglio è dovuto ai nuovi criteri di riparto adottati sulla base di una delibera regionale dello scorso anno. Infatti, in occasione riparto del Fondo Regionale 2006 (DGR 2222 del 29.03.2006) la Regione decise di passare con gradualità da un riparto effettuato sulla base della spesa storica, ad un riparto su base “capitaria”, cioè in base al numero degli abitanti e indipendentemente dai servizi realmente funzionanti. Poiché si è visto subito che la scelta, lungi dal dar vita a nuovi servizi nei comuni che ne erano sprovvisti, aveva come immediata conseguenza solo la chiusura dei servizi esistenti, la Regione, dopo un lungo e difficile confronto con l’ANCI, ha deciso di ritoccare i criteri già deliberati e introdurre nuovi correttivi che tenessero conto della “capacità di spesa” dei comuni. Cioè, a fianco del riparto puramente matematico (50% serie storica, 50% quota capitaria) nella nuova delibera è stato deciso di tener conto anche dell’effettivo utilizzo, da parte dei comuni, delle quote assegnate con il Fondo Nazionale Politiche Sociali (FNPS) dell’anno 2005 e precedenti. I Comuni che avessero speso tutto sarebbero stati premiati, quelli che non avessero speso e avessero ancora residui, sarebbero stati penalizzati. In base a questo criterio ecco il quadro dei finanziamenti per i Distretti della nostra provincia:
Ad un primo esame sembrerebbe di capire che comuni incapaci di spendere le risorse loro assegnate siano stati giustamente penalizzati a vantaggio di quelli più produttivi. Ma non è così. In realtà le risorse, fin dal 2002, primo anno di attuazione della Legge 328 che istituiva il FNPS, sono sempre state assegnate in ritardo di un anno o due e in modo discontinuo, con frequenti e rilevanti cambiamenti negli importi assegnati. Così i comuni (organizzati negli Ambiti Distrettuali) si sono trovati a programmare il finanziamento di servizi importanti e costosi senza la certezza delle risorse; la cosa naturalmente ha penalizzato maggiormente i comuni con più servizi e di conseguenza con più spesa. Ecco quindi che i comuni, d’intesa con l’ASL, hanno programmato e speso solo dopo la certezza dei finanziamenti, cioè con un anno o due di ritardo sull’assegnazione formale. I servizi che stanno funzionando ora vengono pagati con le risorse del 2005; con le risorse del 2007 si pagheranno le spese del 2009. Lo 0% della tabella non significa che quei comuni non hanno speso nulla, anzi significa, nella maggior parte dei casi, che hanno fatto funzionare i servizi anticipando risorse proprie e solo negli anni successivi hanno utilizzato gli stanziamenti del FNPS. Con lo 0% vi sono, infatti, distretti, come Dalmine, o Seriate, o Romano, o la Valle Cavallina, ai primissimi posti per impegno nella spesa sociale. Proprio questi sono ora i più penalizzati dai nuovi criteri e si troveranno in grave difficoltà a far funzionare i propri servizi sociali.
Un sistema da rivedere nelle sue regole di funzionamento. Non solo vanno accorciati i tempi di assegnazione (ad esempio, nel 2006 la Regione ha atteso oltre 4 mesi prima di ripartire le risorse deliberate dal Governo) ma vanno rivisti i criteri privilegiando la continuità e certezza dei servizi e la capacità progettuale. Un comune penalizzato dalla spesa storica, non può pagare in eterno le conseguenze di precedenti amministrazioni magari poco sensibili, può rientrare in gioco e ottenere finanziamenti ma non, come fa la delibera, sulla base di automatismi, bensì sulla base di una seria progettazione.
Il prossimo 27 agosto è prevista la riunione del Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci unitamente ai Presidenti delle Assemblee Distrettuali per discutere proprio di questo argomento e trovare una soluzione che consenta di uscire dalla paralisi determinata dall’adozione di criteri così rigidi e lontani dai bisogni effettivi.
Bergamo, 22 agosto 2007.
(or. amb.)
Documentazione:
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